Pensando a questo titolo mi viene in mente un libro: “La morte può attendere” di Christopher Pike, seguito del mio giallo preferito durante l’adolescenza.
La protagonista finiva a scrivere libri la cui raccontava che trovava l’ispirazione grazie a un folletto nell’armadio. Magari fosse così semplice!
Di solito il catalizzatore dei miei pezzi è qualcosa che mi colpisce in una conversazione con qualcuno: una frase, una battuta che mi danno, all’improvviso, l’impressione di poter guardare dentro il mio interlocutore e capire cosa sta provando.
Spesso la sensazione di poter condividere profondamente le emozioni di un altro essere umano non svanisce finché non la trascrivo in parole e musica.
Alcune delle mie muse sanno che ho scritto dei pezzi “accesi” da parole che loro hanno pronunciato, altre no, ma spero di essere riuscita in qualche modo ad essere fedele a ciò che davvero tutti loro volevano dirmi.
“I’m fine”, il mio primo singolo, è nato proprio così, dalla risposta data a un ‘come stai?’ che ha aperto la porta a un mondo.
Se siete curiosi trovate il testo qui.
A presto!