2020…. nuovo anno, onestamente non vedevo l’ora di chiudere il 2019, tanti giorni li avrei voluti cancellare, dimenticare, far finta di non averli mai vissuti.
Mi sono seduta qui davanti a digitare con la testa strapiena di ingarbugliati pensieri, in cerca di un modo per districarli uno ad uno, osservarli, riconoscerli e, infine, lasciarli scivolare via.
Ho qualcosa di bello da dire? No. Sono sopravvissuta, ecco tutto.
Dopo che lo tsunami a cui ho dato origine mi ha travolta e ridotta in brandelli emotivamente e spiritualmente sono ancora qui, non ho smesso di lottare. La musica, come tante altre cose, è stata messa a lungo da parte e dimenticata, le energie tutte rivolte a gestire lo stravolgimento dei miei punti di riferimento, a fare i conti con i sensi di colpa, miei acerrimi nemici da sempre, a cercare di essere una madre accettabile nonostante tutto.
Di meglio non sono riuscita a fare.
Spero che le mie figlie, i miei amici, i miei colleghi e la mia famiglia sappiano perdonarmi questi ultimi 365 giorni di pochi alti e molti bassi.
Non sono mai stata sola, per fortuna, e adesso, piano piano, sto tornando.
Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio… Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.
Haruki Murakami